619 32. Vi era un altro frate assai stimato dagli
uomini, ma ancora più ricco di grazia presso Dio. Invidioso
dei suoi meriti, il padre di ogni invidia pensò di
tagliare alle radici l'albero, che sembrava ormai toccare
il cielo e strappargli di mano la corona. Gli gira attorno,
lo turba, scuote e vaglia le sue attitudini per trovare un
inciampo adatto al frate. Gli immette così nell'animo
il desiderio di isolarsi sotto pretesto di maggiore perfezione,
affinché cada più facilmente quando gli piomberà
addosso, e trovandosi solo non abbia chi lo sollevi nella
caduta.
In breve, si stacca dalla vita religiosa dei fratelli, e se
ne va per il mondo forestiero e pellegrino. Dall'abito che
portava ricavò una piccola tonaca, col cappuccio non
cucito, e così se ne andava errabondo, disprezzando
in tutto se stesso. Ma mentre andava vagando in questo modo,
presto vennero meno le consolazioni divine, ed egli si trovò
agitato da tentazioni tempestose: le acque gli arrivavano
sino al collo e, desolato nello spirito e nel corpo, era come
un uccello che si precipita nella rete. Già come sull'orlo
di una voragine, stava per precipitare nel baratro, quando
la Provvidenza paternamente ebbe compassione di lui e rivolse
il suo sguardo amoroso all'infelice. Ammaestrato dalla tribolazione,
rientrò finalmente in se stesso e disse: «Ritorna,
o misero, alla tua vita religiosa, perché lì
è la tua salvezza ». E senza indugiare un istante,
si alzò e si avviò in fretta al grembo materno.
33. Quando giunse a Siena, tra quei frati c'era
anche Francesco. Ma - cosa incredibile! - appena il Santo
lo scorse, si allontanò per rinchiudersi con passo
frettoloso nella sua cella. I frati si domandavano turbati
il motivo di tale comportamento. E il Santo disse loro: «Perché
vi meravigliate della mia fuga, se non ne comprendete il motivo?
Io ho fatto ricorso alla preghiera per salvare il fratello
smarrito. Ho visto nel mio figlio qualcosa che molto giustamente
mi dispiacque. Ma ormai per grazia del mio Cristo ogni inganno
è svanito».
Il frate si inginocchiò e con rossore confessò
la sua colpa. Gli disse il Santo: «Ti perdoni il Signore;
ma in futuro guardati di non separarti mai più, col
pretesto della santificazione, dal tuo Ordine e dai fratelli».
Da quel giorno il frate prese ad amare l'Istituto e la fraternità,
preferendo soprattutto quelle comunità in cui era in
vigore maggiormente la regolare osservanza.
Oh, quali meraviglie compie il Signore nel consesso e nella
comunità dei giusti! In essa chi è tentato trova
aiuto chi cade viene rialzato, il tiepido viene stimolato.
In essa il ferro si aguzza col ferro ed il fratello, con l'aiuto
del fratello diviene saldo come una roccaforte. Inoltre, se
è vero che la folla del mondo è di ostacolo
a vedere Gesù, è anche certo che non lo impedisce
affatto il coro celeste degli angeli. Soltanto non fuggire:
sii fedele sino alla morte e riceverai la corona della vita.
ALTRO CASO SIMILE
620 34. Qualche tempo dopo avvenne un fatto non molto
diverso. Un altro frate non voleva ubbidire al vicario del
Santo, ma seguiva come suo superiore un confratello. Il Santo,
che era presente, lo ammonì per mezzo di una terza
persona, ed egli si gettò ai piedi del vicario e, lasciato
il maestro che si era scelto, promise obbedienza a colui che
il Santo gli assegnò come superiore. Francesco trasse
un profondo sospiro, e rivolto al compagno, che aveva mandato
per avvisarlo: «Ho visto, fratello - gli disse - sul
dorso del frate disobbediente un diavolo che lo stringeva
al collo. Sottomesso e tenuto a briglia da un tale cavaliere,
dopo aver scosso il morso dell'obbedienza, si lasciava guidare
dalla sua volontà e capriccio. Ma quando ho pregato
il Signore per lui, subito il demonio si è allontanato
confuso».
Tanto penetrante era lo sguardo di questo uomo, che pur avendo
occhi deboli per le cose materiali, li aveva perspicaci per
quanto riguarda lo spirito.
E quale meraviglia che venga oppresso da una ignobile soma
chi rifiuta di portare il Signore della gloria? Non c'è,
dico, altra scelta: o portare un peso leggero, dal quale piuttosto
tu stesso sarai portato, oppure essere schiavo della iniquità,
che ti aderisce al collo come una macina da asino, più
pesante di una massa di piombo.